Il risparmiatore fai-da-te e il trading online: errori comuni di chi compra titoli senza conoscere prezzo e rendimento

Il risparmiatore fai-da-te e il trading online: errori comuni di chi compra titoli senza conoscere prezzo e rendimento

Aprire un conto titoli online, oggi, richiede meno tempo di una fila alla posta. Un documento, un selfie per il riconoscimento, un bonifico, e nel giro di un paio di giorni si ha davanti un’app con il listino di Borsa, i BTP, le obbligazioni societarie, gli ETF, tutto a portata di pollice. La facilità d’accesso ha avvicinato agli investimenti migliaia di persone che prima delegavano tutto allo sportello della banca, e per molti versi è una buona notizia: costi più bassi, più controllo, nessun prodotto della casa piazzato con insistenza. Il rovescio della medaglia è che il risparmiatore fai-da-te si trova a prendere decisioni senza nessuno che gli spieghi cosa sta comprando davvero. E gli errori, nel mondo delle obbligazioni, sono spesso silenziosi: non si vedono il giorno dell’acquisto, si scoprono mesi o anni dopo, quando il titolo scade o quando bisogna venderlo in fretta. Quasi sempre nascono dalla stessa radice, cioè dalla confusione tra il prezzo di un titolo, la cedola che paga e il rendimento effettivo che garantisce.

Prezzo, cedola e rendimento a scadenza: la confusione più frequente

Il caso tipico si presenta così. Sull’app compaiono due BTP con scadenze simili: uno paga una cedola del 4%, l’altro dell’1,5%. La tentazione di scegliere il primo è immediata, e altrettanto immediato è l’errore, perché la cedola da sola non dice quasi niente. Conta il prezzo a cui si compra. Un titolo emesso quando i tassi erano alti, e che quindi paga una cedola generosa, oggi quota probabilmente sopra 100, cioè sopra il valore che lo Stato restituirà alla scadenza. Chi lo compra a 106 incassa cedole ricche, ma a scadenza riceve 100, e quei sei punti di differenza se ne vanno, un pezzo alla volta, dal guadagno complessivo.

Per questo il dato da guardare è il rendimento a scadenza, che tiene conto insieme di cedole, prezzo d’acquisto e valore di rimborso. Spesso, una volta fatti i conti, i due titoli dell’esempio rendono più o meno la stessa cifra, perché il mercato tende a livellare le differenze. A quel punto la domanda se conviene comprare BTP sopra la pari diventa più sottile, e riguarda aspetti come la fiscalità e le esigenze di liquidità di chi investe. Le cedole vengono tassate al 12,5% man mano che arrivano, mentre la perdita in conto capitale realizzata a scadenza ricade in una categoria fiscale diversa e può essere compensata soltanto con eventuali plusvalenze. Per chi non ha guadagni da compensare, quella minusvalenza rischia di restare inutilizzata, e il rendimento netto finale risulta un po’ più basso di quello del titolo comprato sotto la pari, a parità di rendimento lordo.

Duration e rischio tasso: perché il prezzo dei titoli si muove

Il secondo equivoco riguarda la stabilità. Molti risparmiatori comprano un BTP convinti di aver messo i soldi al sicuro, come in un conto deposito, e restano spiazzati quando vedono il valore in app scendere del 5 o del 10%. Succede perché il prezzo di un’obbligazione si muove in direzione opposta ai tassi di mercato: se i tassi salgono, i titoli già emessi, che pagano cedole più basse rispetto alle nuove emissioni, perdono valore. L’intensità di questo effetto si misura con la duration, e cresce con la durata residua del titolo. Un BTP a trent’anni può perdere un quinto del proprio valore in pochi mesi se i tassi salgono in modo deciso, come è accaduto nel 2022.

Chi tiene il titolo fino alla scadenza recupera il valore nominale, e per lui quelle oscillazioni restano sulla carta. Il problema riguarda chi, per un imprevisto o per paura, vende prima. Per questo la scadenza andrebbe scelta pensando a quando potrebbero servire i soldi, non a quale titolo offre il rendimento più alto in tabella.

Commissioni, spread denaro-lettera e rateo di interessi

Poi ci sono i costi, piccoli e quasi invisibili. Ogni operazione ha una commissione di negoziazione, che sulle piattaforme online è spesso contenuta, ma che su importi bassi o su compravendite frequenti incide più di quanto si pensi. C’è lo spread tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita, minimo sui BTP più scambiati, molto più ampio su obbligazioni poco liquide, dove capita di comprare a un prezzo e scoprire che il primo acquirente disponibile offre due o tre punti in meno.

E c’è il rateo, che confonde quasi tutti la prima volta. Quando si compra un’obbligazione tra una cedola e l’altra, si pagano al venditore gli interessi maturati fino a quel giorno, che verranno poi restituiti con la cedola successiva. Non si tratta di un costo vero, ma chi non lo conosce vede addebitata sul conto una cifra superiore a quella attesa e pensa a un errore della piattaforma.

Diversificazione e tempi: l’errore di fare tutto in una volta

L’ultimo errore è il più umano. Chi decide di investire tende a farlo tutto insieme, in un solo giorno, spesso su un solo titolo che ha attirato la sua attenzione. È l’opposto di quello che servirebbe. Distribuire gli acquisti su più scadenze, una tecnica che i professionisti chiamano costruzione a scala, permette di avere titoli che arrivano a rimborso in momenti diversi e di reinvestire a condizioni nuove senza dover vendere in perdita. Distribuire su più emittenti, invece, evita di legare tutto il risparmio alla sorte di un singolo debitore.

Il trading online ha reso tutto più veloce, ma la diversificazione del portafoglio richiede ancora un po’ di lentezza, qualche foglio di calcolo e la disponibilità a leggere una scheda prodotto fino in fondo. Non serve diventare esperti. Basta sapere quali domande farsi prima di premere il tasto di acquisto, e avere la pazienza di rispondere con onestà.

Comunicato Stampa

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