Fallimento Consorzio Unico, l’allarme inascoltato del Procuratore. Così la camorra ha sconfitto la Stato

Fallimento Consorzio Unico, l’allarme inascoltato del Procuratore. Così la camorra ha sconfitto la Stato

CASERTA – Un volume di affari pari ad oltre duecento milioni di euro l’anno. Tanto vale il ciclo integrato dei rifiuti in provincia di Caserta. Un tesoro che la camorra si è vista sfuggire parzialmente di mano alla fine del 2008, quando furono sciolti i consorzi tra comuni, enti pubblici che si avvalevano per la raccolta di soci privati, spesso imprenditori collusi come i fratelli Orsi, Gaetano Vassallo e Nicola Ferraro; decine di amministrazioni locali, comprese quelle dell’agroaversano come Casal di Principe e Casapesenna, confluirono nel Cub, acronimo di Consorzio Unico di Bacino delle province di Napoli e Caserta, una mega ente con l’obiettivo di gestire direttamente la raccolta lasciando fuori i privati. Attualmente il Cub, pur essendo in liquidazione da due anni, effettua l’attività in 57 centri del Casertano, che per il servizio pagano circa 138 milioni di euro annui, dato fornito nel corso di un’audizione tenuta il 13 ottobre 2010 alla commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti dal pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere Antonella Cantiello. Il magistrato era arrivato a questo risultato sommando i canoni mensili che ogni Comune versa all’ente; soldi che non entrano nelle casse dei clan e che, secondo i magistrati, i Casalesi rivogliono a tutti i costi. “Gli addetti ai lavori del Cub da noi sentiti – racconta nel corso della stessa audizione il procuratore capo di Santa Maria Corrado Lembo – ci hanno detto che c’è un convitato di pietra che in questo affare sta a guardare alla finestra e aspetta di vedere come vanno le cose”. Quel convitato è chiaramente la camorra: l’allarme lanciato da Lembo, basato su deduzioni logiche ma anche su riscontri oggettivi, è che i clan non restino solo a guardare, ma abbiano lanciato un’offensiva sotterranea verso le istituzioni al fine di costringerle ad abbandonare l’idea di far gestire il ciclo da un unico soggetto pubblico e di riaffidare il servizio ai singoli Comuni e quindi ai privati, facilmente condizionabili. Già oggi in 45 centri di Terra di Lavoro, come il capoluogo Caserta o città come Aversa, Marcianise e Santa Maria Capua Vetere, operano ditte private che guadagnano per il servizio circa 60 milioni di euro annui. Un’offensiva che passa necessariamente per il fallimento del Consorzio e che sembra aver prodotto risultati importanti vista la mancata applicazione della legge del febbraio 2010, la numero 26, che affida a società di proprietà delle Province, in sostituzione proprio del Cub, la gestione dell’intero ciclo integrato: il passaggio infatti è già stato rinviato in due circostanze. L’ultima, il 31 dicembre scorso, a causa delle pessime condizioni finanziarie e organizzative del Consorzio unico, da tempo ormai non più in grado di pagare regolarmente gli stipendi e assicurare i servizi, e del nodo politico relativo agli esuberi.
Ancora Lembo, nel corso di una più recente audizione alla commissione, l’otto giugno del 2011: “C’era la prospettiva di voltare pagina, cioè di passare ad una gestione diversa, provinciale, quindi centralizzata, però questo non si è fatto, è rimasto tutto come prima, in una fase emergenziale infinita, che non cessa mai perché la legge ha stabilito un termine finale che è stato prorogato”. E sulla questione del rapporto tra criminalità organizzata e ciclo integrato dei rifiuti: “Mi sembra di aver fatto nel corso delle precedenti audizioni una funesta profezia – dice – mi ero permesso di osservare che in alcuni Comuni, direi una buona parte, del casertano, accanto al sindaco, come autorità di governo, esiste un’altra autorità – insiste Lembo – una sorta di convitato di pietra occulto, ma ben presente e che tira le fila del discorso affaristico locale. Questo è un dato di fatto. Non lo dimostrano soltanto le indagini della procura distrettuale antimafia. Vi sono diversi segnali, non tutti apprezzabili dal punto di vista penale, ma che depongono univocamente in questa direzione”. Sul passaggio avvenuto nel 2008 dai 4 consorzi all’unico soggetto, il Cub appunto, Lembo afferma testualmente che si è trattato di “un vero e proprio travestimento di carte perché è mutato l’assetto, ma la sostanza è rimasta inalterata, i problemi sono sempre gli stessi”. Lo dimostra un’inchiesta avviata dalla sua procura nel marzo 2010 sulle gestione del Cub: nel mirino gli incarichi direttivi dati a personaggi già protagonisti nella gestione degli ex disastrati consorzi, le promozioni – circa 700 – e gli straordinari regalati con notevole dispendio di soldi pubblici, i continui sabotaggi ai mezzi per la raccolta che costringono il Cub a rivolgersi a ditte private, episodi dietro cui potrebbe nascondersi la mano della camorra.
A tal proposito ancora Lembo definisce il Cub un “erede dei consorzi”, “che provvede alla raccolta con mezzi propri, in modo alquanto confuso”, in cui la differenziata è in realtà “un vero e proprio bluff” accertato con apposite indagini dai carabinieri; lamenta “la mancanza di informazioni sull’esatto numero di mezzi per l’attività”, “sulle spese effettuate dal Consorzio”, non essendo stati approvati i bilanci del 2009 e del 2010, nonostante gli obblighi di legge.  Situazioni strettamente connesse sono la costante fuoriuscita dal Cub dei Comuni soci che poi si rivolgono ai privati, erano 70 al primo gennaio 2008 contro i 57 di oggi o il mancato pagamento dei canoni mensili da parte delle amministrazioni consorziate, verso cui il Cub vanta crediti pari a oltre 105 milioni di euro. Situazioni al limite del paradosso visto che le inefficienze lamentate dai Comuni soci dipendono proprio dal mancato pagamento delle loro quote. Emblematico quanto accaduto qualche mese fa a Capodrise: il Comune esce dal Cub, con cui ha debiti per canoni non versati per gli anni 2009-2010-2011 pari ad oltre due milioni di euro e si affida senza alcuna gara pubblica a due privati (Alba Paciello e Di Fuccia) con cui sigla un contratto più oneroso, che prevede una canone mensile tra i 70 e gli 80mila euro a fronte dei 53mila euro dovuti al Cub; dei venti dipendenti del consorzio ne assume inoltre solo 12. Su tali vicende indaga la Procura. “Dietro tutto questo, mi chiedo – dice ancora Lembo – non può esserci qualcosa di diverso da una mera anomalia amministrativa? Non può esserci qualcuno che ha interesse a perpetuare, come già abbiamo visto in passato, una situazione di criticità che si allunga all’infinito con proroghe normative che, ovviamente, non fanno altro che prendere atto di una situazione irresolubile e che alla fine favorirà sempre le stesse persone? Se rimane un sistema emergenziale sempre, è evidente che nell’emergenza si può fare tutto. Non ho bisogno di dirlo a questa Commissione”. In tono provocatorio infine, Lembo si chiede “chi sono i soggetti (privati, ndr) che operano in questo settore? E’ possibile che verranno tutti dalla Germania oppure da altre regioni virtuose d’Italia a fare la raccolta a Casal di Principe, Casapesenna, San Cipriano d’Aversa e così via?”

Lo scenario da emergenza continua trova puntuale riscontro nei fatti: attualmente, mentre Curti e Macerata Campania si avvalgono per la raccolta di una srl pubblica, l’Appia Service, 45 comuni casertani si affidano per tutti i servizi ambientali, dalla raccolta degli rsu a quella dei rifiuti speciali alla selezione dell’immondizia e a tutte le connesse attività di trasporto, a poche aziende private, che operano quasi sempre senza alcuna gara pubblica, in virtù di ordinanze di emergenza poi puntualmente prorogate, o con gare che prevedono affidamenti di pochi mesi alla cui scadenza arriva la solita proroga con provvedimento contingibile e urgente. Situazioni che di fatto aggirano le norme europee e italiane sulla concorrenza e sulla trasparenza e che finiscono, spesso, per favorire le imprese controllate dalla camorra o che godono di amicizie politiche. Chi sono allora i privati? C’è l’Eco Transider della famiglia Ragosta, di recente finita in un’indagine della DDA in quanto secondo i magistrati avrebbe riciclato i soldi del clan Fabbrocino. L’azienda ha contratti per la raccolta e il recupero di rifiuti in gomma, carta, legno, plastica, ingombranti e pneumatici con numerosi Comuni tra cui Casagiove, Gricignano d’Aversa, Santa Maria Capua Vetere, Cellole, Villa di Briano e da ultimo, il 10 aprile scorso, nonostante l’indagine, si è vista aggiudicare in via provvisoria fino al 31 dicembre 2012 il servizio di conferimento per lo stoccaggio dei rifiuti umidi da parte del Comune di Marcianise. La DHI dell’imprenditore Alberto Di Nardi (con sede a Pastorano), ha ottenuto l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani a Santa Maria Capua Vetere alle fine del 2011 con ordinanza emessa dal sindaco Di Muro, affidamento subito prorogato alla scadenza; l’azienda opera anche a Maddaloni, in questo caso in virtù di una gara, ma di soli quattro mesi poi prorogati. Alla DHI avrebbe fornito più di una consulenza Antonio Scialdone, ex direttore generale del Consorzio unico, ancora in organico al Cub, condannato di recente a tre anni e due mesi di carcere per calunnia aggravata, indagato per smaltimento illecito di rifiuti e associazione mafiosa e soprattutto stretto collaboratore di Nicola Ferraro, l’imprenditore dei Casalesi di recente condannato per camorra a 9 anni e quattro mesi di carcere. In grande ascesa la Iavazzi Ambiente dei fratelli Francesco e Raffaele Iavazzi, freschi neo-sponsor della Juve Caserta, titolari dell’Impresud srl e dell’Ecologia Sas con cui in poco meno di due anni hanno ottenuto affidamenti senza gara a San Nicola la Strada (dal 1 giugno 2011 al 30 giugno 2012) e Capua (dal 19 marzo e per quattro mesi); possiedono almeno due impianti per il trattamento dell’umido in cui sversano tra gli altri i Comuni di San Nicola e Caserta in virtù di rapporti contrattuali non originati da alcuna gara. L’Impresud noleggia mezzi per la raccolta allo stesso Consorzio Unico e a decine di enti locali ogni qualvolta i camion hanno problemi meccanici o vengono sabotati. L’azienda ha ricevuto tra l’altro un’interdittiva antimafia revocata dal Tar per presunti contatti con i Belforte di Marcianise, contatti emersi anche in un’inchiesta dei carabinieri del Noe datata 2008. Sembra un po’ in disgrazia invece l’Ecological service, con sede a Boscoreale nel napoletano, che negli ultimi mesi si è vista rescindere i contratti dai Comuni di Santa Maria Capua Vetere e Capua a favore di DHI e Iavazzi Ambiente; in compenso ha ottenuto l’affidamento del servizio a Mondragone (luglio 2011) e di recente in un piccolo centro come Vitulazio, paese d’origine di Antonio Scialdone, la cui sorella è assessore comunale all’ambiente; in prospettiva l’Ecological potrebbe iniziare a lavorare a Piedimonte, avendo vinto la gara espletata dal Comune che, sebbene sia ancora servito dal Cub, ha preferito cautelarsi da eventuali interruzioni del servizio individuando una ditta sostituta per un periodo di due mesi. C’è la Caserta Ambiente che opera nel capoluogo grazie ad un appalto di soli 4 mesi vinto nel lontano giugno 2010 e poi sempre prorogato. L’azienda, di proprietà delle famiglie Roviello di Casagiove e Deodati di Roma raccoglie anche a Marcianise, in virtù di un provvedimento contingibile e urgente e sebbene il Tar avesse censurato proprio tale pratica. Una situazione piuttosto seria vista la presenza in azienda come lavoratori di numerosi affiliati al clan Belforte, come Antonio Zarrillo e Concetta Buonocore. Da giugno a novembre 2011 l’impresa ha inoltre operato con ordinanza anche a Maddaloni. Arriva da Marcianise l’Ecosystem 2000 di Angelo Grillo, ex consigliere comunale indagato di recente per mafia, denunciato inoltre dalla polizia nel gennaio 2011 perché avrebbe sostituito i netturbini che protestavano con dei minorenni, arruolati come autisti dei camion per la raccolta senza avere la patente, come nel film Gomorra. La sua azienda ha ricevuto un’interdittiva antimafia nel 2010 poi annullata dal Tar, e attualmente ha contratti per la raccolta degli rsu a Cervino e Vairano Patenora. Anche le gare pubbliche che applicano la normativa europea non costituiscono però una garanzia assoluta: ad Aversa e Castel Volturno opera la Senesi Spa, il cui manager Rodolfo Briganti è rimasto coinvolto nel 2010 in un’inchiesta per traffico illecito di rifiuti tra varie regioni.       
Antonio Pisani e Marilù Musto  
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