Condannato “in nome del popolo italiano” a 3 anni e 2 mesi di reclusione Antonio Scialdone. “Solo” 2 anni invece per l’Assessore Comunale Alessandro Parillo

Condannato “in nome del popolo italiano” a 3 anni e 2 mesi di reclusione Antonio Scialdone. “Solo” 2 anni invece per l’Assessore Comunale Alessandro Parillo

Vitulazio– Nel giugno 2010 i vitulatini Antonio Scialdone, ex Direttore Generale del Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta, fratello dell’attuale Assessore all’Ambiente Giovanna Lina Scialdone, ed il suo fedelissimo, il Consigliere Comunale di Vitulazio Alessandro Parillo, fecero arrestare due persone accusandole falsamente di “tentata estorsione” e per questo ieri sono stati condannati addirittura ad una pena superiore a quella chiesta dal Pubblico Ministero.

Durante il processo con rito “abbreviato condizionato” infatti, tenutosi presso la sezione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, i due imputati sono stati condannati nonostante il loro avvocato, Pietro Romano da Bellona, avesse chiesto l’assoluzione dei suoi assistiti, vista anche la testimonianza in loro favore del Maresciallo in pensione dell’Arma dei Carabinieri Mario Di Lillo. Questi però, tra le altre cose, incalzato dalle domande del Pubblico Ministero, non ha potuto fare altro che confermare che suo figlio lavora proprio nel Consorzio di cui era Direttore Scialdone. Dunque agli occhi del giudice non dev’essere stata una testimonianza del tutto disinteressata.

Si dichiarano soddisfatti dell’esito del processo invece Raffaele Russo ed Emilio Russo, gli avvocati della parte civile, cioè di coloro i quali erano stati ingiustamente accusati: Giorgio Montanaro di anni 51 e Angelo Morcone di 40 anni.

Nonostante il rito processuale scelto prevedesse degli sconti di pena, e nonostante la richiesta del Pubblico Ministero, la dott.ssa Francesca De Renzis, di condanna a “soli” due anni per Scialdone e un anno per Parillo, il reato di cui si sono  macchiati dev’essere stato giudicato piuttosto grave.

Infatti, Scialdone infatti è stato condannato a ben 3 anni e 2 mesi, mentre il Consigliere Comunale Parillo è stato condannato a 2 anni di reclusione, più ovviamente le spese processuali. A Parillo è stata sospesa la condanna mentre Scialdone è stato anche interdetto dai pubblici uffici per 5 anni. Entrambi gli imputati dovranno però pagare circa 4.000 euro a Montanaro e Morcone per i danni subiti oltre a 1.200 per le spese di costituzione e rappresentanza delle parti civili.

Le indagini e le conclusioni del Pubblico Ministero. Il Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, la dott.ssa Francesca De Renzis, dopo aver concluso le indagini preliminari sui fatti criminosi, accaduti l’11 giugno 2010 nel centro cittadino di Vitulazio, iscrisse nel registro degli indagati non solo i due che erano stati accusati e perfino arrestati per il reato di “tentata estorsione”, ma addirittura i loro due maggiori accusatori, ossia Parillo e Scialdone, accusati di delitti contro l’Amministrazione della Giustizia, ovvero del reato di “calunnia aggravata”, reato per cui si rischia una reclusione dai 2 ai 6 anni.

I due fratellastri, Montanaro e Morcone, intanto vennero accusati, arrestati e trattenuti per ben tre giorni presso le celle del Carcere di Santa Maria Capua Vetere. I due però non devono più rispondere del reato di “tentata estorsione” ma di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone”, reato che prevede un massimo di un anno di reclusione.

I fatti. Nella mattinata dell’11 giugno 2010, Giorgio Montanaro, Dipendente del Consorzio Unico di Bacino per le Province di Napoli ed il fratellastro Angelo Morcone, ex dipendente di una nota società che si occupa della raccolta dei rifiuti, furono arrestati dai Carabinieri del Comando Stazione di Vitulazio, per “tentata estorsione” ai danni del Consigliere Comunale Alessandro Parillo, all’epoca dei fatti dipendente di una società di vigilanza, e per “minacce” nei confronti dell’ex Direttore Generale del Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta, Scialdone. Secondo la denuncia di Scialdone e Parillo, i due fratellastri li avevano incontrati in Piazza Riccardo II, dove pretesero i 5.000 euro ed il passaggio di livello in seno al Consorzio che gli erano stati promessi durante l’ultima campagna elettorale. Montanaro infatti è dipendente del Consorzio Unico dei Rifiuti, mentre Morcone nell’ultima campagna elettorale era l’addetto alle affissioni dei manifesti della candidata Michela Pontillo, moglie di Scialdone.

Dopo aver ricevuto l’ennesimo rifiuto di Scialdone e del Consigliere Parillo, i quali erano decisi a non ottemperare alle promesse fatte, i due fratellastri si recarono in caserma pronti a denunciare la cosa. È a questo punto che Parillo e Scialdone si recano anche loro in caserma per sporgere denuncia nei confronti dei due fratellastri per il reato di “tentata estorsione”, con il paradossale effetto di far arrestare proprio loro che si erano recati a denunciare le promesse elettorali non mantenute. Successivamente, dopo ben tre giorni di permanenza in carcere, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il dott. Marcello De Chiara, non convalidò il fermo nei confronti di Morcone e Montanaro che era stato disposto dai Carabinieri di Vitulazio, ordinando la loro immediata scarcerazione, per la non sussistenza del reato.

In quella sede il Magistrato invece ritenne gravissimi gli indizi sui reati di “voto di scambio”, che i due fratellastri hanno denunciato, anche con dichiarazioni spontanee. Si tratta dei classici posti di lavoro promessi nel settore della nettezza urbana e della “vigilanza-portierato” in cambio di qualche voto.

Gianni Criscione

SENTENZA DI CONDANNA

 

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