Gli attacchi alla stampa libera dell’ex ministro Landolfi portano male all’ex “cerchio magico” del consorzio Ce4

Gli attacchi alla stampa libera dell’ex ministro Landolfi portano male all’ex “cerchio magico” del consorzio Ce4

PIGNATARO M. – Ora che l’ex deputato Nicola Cosentino è in carcere, forse la libertà di stampa in provincia di Caserta ne ha guadagnato qualcosa. Quando, infatti, Cosentino e i suoi sodali erano al massimo del potere e spadroneggiavano, non era difficile vederli tutti insieme in missione speciale nel tentativo di mettere a tacere i giornalisti non asserviti alle consorterie. Pignataro Maggiore è stata teatro di uno di quei tentativi di Nicola Cosentino e dei suoi “guagliuni”, come tutti ben ricordano poiché fu condita, quella sortita anti-giornalisti, con una conferenza stampa organizzata nella sede comunale dall’allora sindaco e consigliere provinciale Giorgio Magliocca (Pdl, ex An).

Era l’11 giugno 2007 e Giorgio Magliocca – spaventato dall’esplodere dello scandalo dei beni confiscati rimasti nelle mani della camorra e dei suoi incontri con il boss mafioso Lello Lubrano – chiamò a raccolta i suoi amici, gran capi e “cumparielli” per chiedere man forte contro i giornalisti che si ostinavano a metterlo sotto accusa. Ad esplicitare l’obiettivo di quell’incontro, fu l’allora deputato Mario  Landolfi (adesso imputato di corruzione e truffa con l’aggravante camorristica, non ricandidato dal Pdl perché “impresentabile” alle recenti elezioni politiche), il quale riferendosi al tuttora incensuratissimo giornalista Enzo Palmesano (pur senza farne il nome) urlò fortissimamente, correndo il rischio di vedersi scoppiare le tonsille: “Deve andare in galera”.

Quell’urlo di Mario Landolfi (“deve andare in galera”, il giornalista Enzo Palmesano) avrebbe portato una iella pazzesca ai partecipanti alla conferenza stampa. Giorgio Magliocca (non candidato alle politiche perché “impresentabile” pure lui) sarebbe stato arrestato l’11 marzo 2011 con le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e omissione di atti d’ufficio con l’aggravante camorristica; l’ha fatta franca in primo grado, con il rito abbreviato (assolto perché, secondo il giudice, il fatto non sussiste), ora si attende il processo d’appello chiesto dal valoroso pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, dott. Giovanni Conzo, uno degli uomini di punta, a livello nazionale, della battaglia anti-clan.  Di Nicola Cosentino, attualmente detenuto, i nostri lettori sanno tutto, a cominciare dal fatto che è accusato tra l’altro di concorso esterno in associazione mafiosa; e “Nick ‘o Mericano” sta sicuramente tremando in attesa della grande retata per lo scandalo della centrale termoelettrica di Sparanise. Durante la conferenza stampa dell’11 giugno 2007, Cosentino – da vero “pezzo da novanta” – tranquillizzò Giorgio Magliocca facendo capire che mai la prefettura di Caserta sarebbe intervenuta per nominare una commissione d’accesso a carico dell’Amministrazione comunale pignatarese.

Con Cosentino e Landolfi, il terzo statista accorso al capezzale di Giorgio Magliocca fu l’allora senatore (neanche lui ricandidato) Gennaro Coronella, noto come “’u cumper’ Genner’” perché testimone di nozze dell’ex sindaco di Pignataro Maggiore. “’U cumper’ Genner’” fece un memorabile riferimento alla relazione conclusiva del 2006 della Commissione parlamentare antimafia, dove Giorgio Magliocca era citato – unitamente al prefetto pro-tempore – come un grande combattente anticamorra. In quel documento, lo abbiamo detto più volte, vi erano tante menzogne: per esempio, c’era scritto che la villa bunker confiscata al boss Raffaele Ligato in via del Conte, ridotta a un rudere e rimasta nelle mani della camorra, era diventata sede di due caserme, una dell’Arma dei carabinieri e l’altra della Guardia di Finanza. Tutto falso, ovviamente.

La conferenza stampa non portò fortuna nemmeno all’allora vicesindaco (che si diede da fare convocando a Pignataro Maggiore Angelo Consoli, suo amico di partito): Piergiorgio Mazzuoccolo (Udc), attuale consigliere comunale di minoranza, sarebbe stato anch’egli raggiunto da un provvedimento cautelare il 14 aprile 2010, il divieto di dimora, nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere denominata “Biopower 2”, accusato di turbativa d’asta, truffa aggravata e falso ideologico.

A distanza di quasi 6 anni da quella conferenza stampa, gli effetti iettatori dell’urlo di Landolfi (“Deve andare in galera”) continuano a colpire i bersagli tra i suoi amici e “cumparielli”, fino al caso più recente, appunto quello di Nicola Cosentino finito in “collegio” a Secondigliano. Ma siamo sicuri che non è finita qui.

Rassegna stampa

articolo di Rosa Parchi

da pignataronews.myblog.it

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