Deliberata per la prima volta dal Consiglio la costituzione di una cooperativa per la gestione dei beni confiscati

Deliberata per la prima volta dal Consiglio la costituzione di una cooperativa per la gestione dei beni confiscati

PIGNATARO M. – Il Consiglio comunale di Pignataro Maggiore, nella seduta “aperta” del 4 luglio 2013, ha approvato all’unanimità dei presenti (maggioranza e opposizione) una deliberazione che impegna l’Amministrazione comunale a favorire la costituzione di una cooperativa agricola per la coltivazione dei terreni confiscati. La seduta era stata convocata a seguito di una richiesta del giornalista Enzo Palmesano, depositata al protocollo comunale il 2 maggio 2013.

Ecco l’elenco delle proposte contenute nell’intervento di Enzo Palmesano, la cui sintesi – che riportiamo integralmente – è stata consegnata alla Presidente del Consiglio comunale Ilaria Bovenzi.

1)   Pubblicazione di un libretto – da distribuire a tutte le famiglie pignataresi – per sottolineare l’importanza della creazione del Polo civico “Franco Imposimato” nell’immobile confiscato al boss Raffaele Ligato, oggi sede del Comando di Polizia locale e dell’Aula consiliare. Si tratta di un messaggio – ovviamente non di autocelebrazione dell’attuale Amministrazione comunale e del Consiglio comunale in carica – da portare in tutte le case per dire che dove il boss spadroneggiava oggi vi è la presenza delle Istituzioni e dei cittadini. Iniziativa (a bassissimo costo) da finanziare con fondi comunali o, in mancanza, con contributo volontario tratto da indennità di sindaco e assessori e da gettoni dei consiglieri, in proporzione.

2)   Punto centrale. Costituzione di una cooperativa agricola pignatarese – da intitolare in maniera tale da ricordare le persone assassinate dalle cosche locali: Franco Imposimato, Giancarlo Siani e il carabiniere Salvatore Nuvoletta – per la coltivazione dei terreni confiscati alle consorterie mafiose Lubrano-Nuvoletta e Ligato. Allego 16 fogli (a semplice titolo di esempio, ma altro ancora si potrebbe qui produrre) tratti da Internet relativi ad iniziative analoghe dell’Associazione “Libera” soprattutto in Sicilia, a cominciare dalla storica cooperativa intitolata al sindacalista Placido Rizzotto. Documenti riguardanti soprattutto la Sicilia perché lì vi sono al riguardo le iniziative più antiche, più note, più consolidate e meglio riuscite, oltre a quelle nuove. Da tale documentazione possiamo tutti noi (a cominciare da me) trarre delle idee da riprendere, sviluppare o addirittura migliorare. Dico “migliorare” non per arroganza o presunzione, ma come stimolo e sfida a noi stessi. Tengo a sottolineare che deve esserci però una specificità pignatarese, per i giovani pignataresi, per i disoccupati pignataresi, per lo sviluppo della nostra realtà locale, per aiutare le fasce più deboli della popolazione. A Pignataro Maggiore sono circa duecento i moggi di terreno confiscati, sono una ricchezza da valorizzare per creare lavoro e per rendere più forte l’impegno anticamorra e antimafia. Naturalmente, deve esserci una sinergia delle Istituzioni (Comune, Prefettura, etc.) con i soggetti interessati pubblici e privati, allargare l’orizzonte a tutti, aprirci non chiuderci. Una cooperativa agricola pignatarese per coltivare i terreni confiscati sarebbe un evento di portata storica.

3)   Ribadisco la mia vecchia proposta – che ritengo sempre attuale – per il trasferimento della sede del Giudice di Pace nell’immobile di Torre dell’Ortello. Iniziativa che avrebbe un’importanza e un’eco nazionali perché la masseria e i terreni dei cosiddetti “Cento Moggi” (o “Masseria Nuova”), confiscati ai fratelli Nuvoletta, sarebbero in realtà appartenuti al capo storico della mafia Luciano Liggio, che – come del resto Totò Riina e altri capimafia corleonesi – è stato latitante a Pignataro Maggiore. A Pignataro Maggiore – feudo dei fratelli Gaetano e Vincenzo Lubrano, entrambi nel frattempo defunti -, come è noto, furono tenute prigioniere persone sequestrate dalla mafia, come l’industriale farmaceutico Ludovico Zambeletti, rapito a Milano il 16 novembre 1977.

4)   Per non mettere troppi argomenti sul tavolo, mi riservo di fare una proposta anche per la villa confiscata ad Antonio Abbate, attuale collaboratore di giustizia, non appena l’immobile sarà acquisito al patrimonio indisponibile del Comune e potrò visitarlo. Un iter che, naturalmente, mi auguro sia molto veloce.

5)   Desidero sottolineare la mia netta contrarietà ad ogni progetto inquinante. Nel 2007 ci opponemmo con successo alla realizzazione della disastrosa megadiscarica sul bene confiscato in località Torre dell’Ortello. Sono contrario anche al “piccolo biogassificatore” di cui si è parlato per un progetto sui beni ex Ligato in via del Conte. Difesa dell’ambiente e battaglia contro le consorterie criminali devono andare di pari passo, anzi sono la stessa cosa.

6)   Chiedo che sia approvata – se i consiglieri comunali sono d’accordo – una deliberazione consiliare di indirizzo che impegni l’Amministrazione comunale a dare vita alle iniziative che ritengono condivisibili, da me o da altri proposte.

Fin qui le proposte di Enzo Palmesano, il cui intervento è stato comunque molto più lungo e articolato in materia di lotta alla camorra e di utilizzazione dei beni confiscati a fini sociali e di battaglia anti-cosche. Secondo quanto apprende “Pignataro Maggiore News”, tale documentazione sarà immediatamente portata – ad ogni buon fine – all’attenzione della Prefettura di Caserta e della Direzione distrettuale antimafia di Napoli (Sostituto procuratore dottor Giovanni Conzo).

Rassegna stampa

articolo di Rosa Parchi

da pignataronews.myblog.it

Commenta con Facebook