Condanna all’ergastolo dei Ligato per l’omicidio Abbate: la soddisfazione del giornalista Enzo Palmesano

Condanna all’ergastolo dei Ligato per l’omicidio Abbate: la soddisfazione del giornalista Enzo Palmesano

PIGNATARO M. – “Grande soddisfazione per la condanna all’ergastolo dei due pericolosi boss della camorra pignatarese Raffaele e Pietro Ligato, padre e figlio, per l’omicidio Abbate” viene espressa in un comunicato stampa dal giornalista Enzo Palmesano, che aggiunge: “La decisione della Corte d’Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha accolto in pieno la richiesta del pubblico ministero dott.ssa Liana Esposito, rappresenta un’altra importante conferma per l’ottimo lavoro dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e degli investigatori dell’Arma dei carabinieri”.

Come è noto, Raffaele Abbate fu ucciso nel Parco Fucile a Pignataro Maggiore, il 26 gennaio 2000, per una vendetta trasversale contro il figlio, il collaboratore di giustizia Antonio Abbate, che con le sue rivelazioni ha contribuito a far condannare all’ergastolo per l’omicidio Imposimato il capomafia pignatarese Vincenzo Lubrano, quest’ultimo defunto il 4 settembre 2007.

“L’omicidio di Raffaele Abbate – ha aggiunto Enzo Palmesano – avvenne in pieno giorno e sicuramente vi sono vari testimoni oculari, inchiodati però al silenzio omertoso dalla pervasiva potenza del clan Lubrano-Ligato che appunto nel contesto del Parco Fucile ha alcune delle sue articolazioni più propriamente ‘corleonesi’ (quella Lubrano-Romagnuolo). Un contesto mafioso che, a mio avviso, andrebbe ulteriormente indagato”.

“In questo clima di omertà dilagante e di società civile asservita al potere mafioso – conclude il comunicato stampa del giornalista Enzo Palmesano – non era facile raccogliere le prove per arrivare a sentenze come quella di condanna all’ergastolo contro Raffaele e Pietro Ligato. Ma gli elementi di prova raccolti dai carabinieri – coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia – nella immediatezza dei fatti, con una investigazione di altissimo livello, hanno consentito di fornire ai successivi accertamenti tecnici una base granitica su cui fondare l’intero processo e quindi l’affermazione della responsabilità dei boss pignataresi. Per Pignataro Maggiore, città tristemente nota come la ‘Svizzera dei clan’ – anche se ancora molto resta da fare sul piano delle indagini e, più in generale, sul piano sociale e civile per la lotta al potere camorristico e mafioso, si tratta di un giorno felice e portatore di speranza”.

Rassegna stampa

articolo di Rosa Parchi

da pignataronews.myblog.it

Commenta con Facebook