Centrale a biomasse: l’architetto Biondi diffida la “Iavazzi Spa” a non dare inizio alle opere previste dalla SCIA

Centrale a biomasse: l’architetto Biondi diffida la “Iavazzi Spa” a non dare inizio alle opere previste dalla SCIA

CALVI R. – Clamorosa svolta nelle vicende del disastroso inceneritore che i fratelli Iavazzi vorrebbero costruire su un terreno a destinazione industriale acquisito nel territorio caleno in area ex Pozzi, in particolare la zona ex “Vernici Iplave Spa”. L’Ufficio Tecnico del Comune di Calvi Risorta (per la precisione il responsabile del settore Urbanistica ed Edilizia Privata, architetto Giulio Biondi), infatti, ha diffidato la “Iavazzi Spa” a non dare inizio alle opere previste dalla SCIA (sigla di “Segnalazione certificata di inizio attività”) depositata al protocollo comunale con il numero 5621 del 10 maggio 2013. La diffida a firma dell’architetto Giulio Biondi è del 4 giugno 2013, ma la notizia si è diffusa nel mondo giornalistico caleno solo il 17 giugno 2013.

La decisione del settore Urbanistica ed Edilizia Privata del Comune di Calvi Risorta non è frutto di un autonomo ripensamento, ma fa seguito ad un esposto depositato al protocollo comunale con il numero 6669 del 3 giugno 2013 dal giornalista professionista Enzo Palmesano, impegnato in una complessa investigazione giornalistica sugli affari della famiglia Iavazzi e sugli efficaci facilitatori professionali che hanno consentito, tra l’altro, ad una delle società del gruppo, la “Impresud Srl”, di ottenere l’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti – graziosamente senza gara d’appalto – in ben tre Comuni dell’Agro caleno: Sparanise, Pastorano e, appunto, la caparchiana Calvi Risorta. Nel suo esposto, Enzo Palmesano chiedeva di verificare la fondatezza di informazioni da lui assunte secondo le quali la SCIA “non sarebbe sufficiente” ma “occorrerebbe il permesso di costruire, trattandosi di demolizioni non fini a se stesse o per ristrutturazione ma per fare posto alla costruzione di una mega-centrale cosiddetta ‘a biomasse’. Inoltre – proseguiva il giornalista -, per la demolizione di manufatti in area industriale, sembrerebbe necessario il nulla osta dell’Asi (Consorzio per lo sviluppo industriale), che non so se richiesto e ottenuto. Se tali informazioni dovessero risultare fondate, non si potrebbe che bloccare immediatamente gli effetti della citata SCIA”.

Il responsabile del settore Urbanistica ed Edilizia Privata del Comune di Calvi Risorta è stato costretto, dall’evidenza dei fatti, a dare ragione ad Enzo Palmesano. Nella risposta inviata al giornalista autore dell’esposto del 3 giugno 2013, l’architetto Giulio Biondi ha scritto che “per ottemperare alle competenze attinenti il proprio settore, è stata inviata apposita comunicazione in data 4 giugno 2013 alla ditta Iavazzi Spa nella quale, oltre a diffidare la stessa ditta a non dare inizio alle opere previste in SCIA del 10 maggio 2013 protocollo numero 5621, è stato, tra l’altro, espressamente richiesto il nulla-osta in quanto l’intervento de quo ricade, appunto, in zona ASI”.

Come si ricorderà, dell’esistenza della SCIA aveva parlato – rispondendo ad una interrogazione dei consiglieri comunali di opposizione Nicola Cipro, Giovanni Marrocco, Ermanno Izzo e Antonello Bonacci -, il 30 maggio 2013, il sindaco di Calvi Risorta, Antonio Caparco, che, sostenitore dell’inceneritore iavazziano, unitamente all’assessore Pietro Martino, multiforme ingegnere, è diventato pericoloso per l’ambiente e per la salute dei cittadini che invece dovrebbe tutelare. Prima di andare su tutte le furie, abbandonando mentre urlava la seduta del Consiglio comunale, il sindaco iavazzian-caleno aveva detto, per minimizzare e anestetizzare l’allarme crescente nell’opinione pubblica, che per quanto riguardava gli Iavazzi al Comune di Calvi Risorta esistevano, per ora, “solo” una SCIA per la demolizione di alcuni manufatti che Caparco definì “ruderi” e un frazionamento.

Adesso sarebbe il caso che i consiglieri comunali di opposizione fossero se possibile più incisivi – per esempio, l’esposto sulla SCIA dovevano presentarlo immediatamente loro, non un giornalista che non c’entra nulla con lo scontro politico locale -, affrontando una questione che sta diventando esplosiva. Segnaliamo ai consiglieri di opposizione, come attestazione di stima e come atto di stimolo costruttivo, quanto risulta da una visura catastale del 30 maggio 2013 (lo stesso giorno della seduta del Consiglio comunale contrassegnata dai decibel e dallo scatto caparchiani) relativa appunto all’area ex “Vernici Iplave Spa” acquisita dalla Iavazzi Spa. Dal documento (foglio 20, particella 5098) si evincerebbe – ma noi non siamo tecnici della materia, quindi va verificata la eventuale fondatezza di questa nostra interpretazione – che in data 28 maggio 2013 sarebbe stata effettuata una “demolizione totale” e si fa riferimento ad una “unità immobiliare soppressa”, immaginiamo sulla scorta della SCIA, cosa ben nota a Caparco, a Martino, agli altri assessori e ai consiglieri comunali di maggioranza e agli uffici comunali. Se la nostra interpretazione della visura catastale è esatta, se davvero la demolizione in area industriale è avvenuta, è stata evidentemente violata la legge perché – come attesta tardivamente il responsabile del settore Urbanistica ed Edilizia Privata del Comune di Calvi Risorta, architetto Giulio Biondi – quella SCIA non aveva i requisiti previsti dalle norme in vigore, non poteva sortire effetti.

Insomma, se i consiglieri comunali di opposizione – ma anche quelli di maggioranza non di obbedienza iavazziana – volessero andare all’attacco (e immaginiamo di sì) contro il progetto dell’inceneritore sponsorizzato dal sindaco, potrebbero avere in mano un dato più che concreto: il caparchismo è scivolato sulla SCIA.

Rassegna stampa

articolo di Rosa Parchi

da pignataronews.myblog.it

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