Ex Pozzi, Alekos spa replica all’articolo di C24: “Iniziativa nel segno del cambiamento”

Ex Pozzi, Alekos spa replica all’articolo di C24: “Iniziativa nel segno del cambiamento”

CALVI R./SPARANISE – La proprietaria della società Alekos, Miriam Rosaria Miluccia D’Aiello, replica al nostro articolo del 31 dicembre (leggi qui) con una lettera indirizzata al nostro direttore: 

Egregio direttore,
leggo con disappunto un articolo sul vostro quotidiano on line, firmato da “redazione cro” dal titolo”EX Pozzi la famiglia Di Nardi dietro la Alekos spa, confermate le notizie della prima ora sulla società che vorrebbe localizzare un impianto per ammendanti agricoli nell’area industriale tra Calvi e Sparanise” nel quale l’autore o gli autori ripercorrono la notizia riguardante la richiesta di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale presentata da Alekos e la nostra risposta illustrante l’unicità del caso Alekos in quanto unica società ad aver bonificato accuratamente la zona interessata  e ad ottenere di conseguenza il dissequestro dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere.

La notizia è veritiera ma resto basita dall’accanimento dell’autore(o degli autori) alla figura di mio marito, il Dott. Alberto Di Nardi  e dalla forzatura nel vederlo protagonista nell’ultima vicenda imprenditoriale di Alekos oltre che nell’immagine di accompagnamento all’articolo. Lo stesso, senza alcun “collegamento giornalistico” viene più volte etichettato come ” l’imprenditore al centro di inchieste negli appalti pubblici” e addirittura motivo di interdittiva emessa nel 2017 alla DHI- a tal proposito le ricordo la decisione dei Giudici della Sezione Misure di Prevenzione di sospendere l’interdittiva alla Dhi Spa , come scrive anche il suo giornale nell’art del 12/06/2018.
 Come cita l’autore(o gli autori) solo nella seconda parte dell’articolo,oggi il 100%delle azioni sono detenute dalla sottoscritta, etichettata come “moglie di Alberto di Nardi, e in quanto tale si annoda il sospetto (anche se più volte palesato)che la società sia ancora nelle mani della “FAMIGLIA” Di Nardi e in particolare del Dott. Alberto Di Nardi ad oggi(In Realtà dall’anno 2017) non più nell’assetto societario di Alekos spa.
Un classico Pregiudizio: le donne non possono fare impresa. Come se una DONNA professionista e nella capacità finanziaria di avere ambizioni imprenditoriali non potesse prendere le redini di una attività economica. La diffusa convinzione che le donne, oltre ad ereditare il cognome del marito, debbano stare a casa ad occuparsi dei figli  e che al massimo possono fare le mastre può giustificare- cito le vostre parole:”la preoccupazione degli ambientalisti e le perplessità che il progetto sia legato indirettamente al marito imprenditore coinvolto in traversie giudiziarie”?.
In secondo Stereotipo: al Sud non si riesce a fare impresa in modo “pulito”. Soprattutto se si tocca il settore rifiuti dove oggi giorno le parole magiche per vendere copie sono: RIFIUTI- CAMORRA-APPALTI PUBBLICI, si è soliti condannare a prescindere le imprese  e vedere con sospetto  tutte le iniziative destinate a portare innovazione e occupazione.
Il nostro TeAM DI AleKOS SpA dimostrerà il contrario, certo lo faremo con molta perseveranza!
Cruciale oltre all’aspetto ambientale e dell’emissione zero in atmosfera, sarà il rapporto con il territorio, la “tessitura “del capitale umano. La collaborazione, già avviata, con università, centri di ricerca  e scuole sarà un diktat. N el Piano Industriale è prevista la creazione di un OSSERVATORIO PERMANENTE composto da rappresentanti dei Cittadini e che dovrà essere indipendente ed autonomo.
Per questo motivo oltre a cercare di dare un chiarimento sul nuovo assetto societario di Alekos SpA rinnovo l’ invito a comitati, istituzioni, singoli cittadini, mass media a contattarci per avere tutta la documentazione utile alle loro valutazioni e perplessità.
Nella speranza di una proficua e fattiva collaborazione nel segno del cambiamento colgo l’occasione per porgerle i
distinti saluti.
D’Aiello Miriam Rosaria Miluccia
La replica del direttore alla lettera della dottoressa D’Aiello:

Volendo replicare alla lettera della dottoressa D’Aiello non possiamo che augurarci che le cose vadano come lei auspica. Entrando nel merito delle questioni sollevate, invece, sorprende la reazione al nostro articolo. Pur ammettendo la veridicità delle notizie riportate, si accusa l’autore dell’articolo in virtù di forzature interpretative, frutto probabilmente di pregiudizi che certo non appartengono a chi, come C24, cerca di cimentarsi in una informazione che prende in considerazione esclusivamente i fatti.

La signora D’Aiello ci accusa di aver utilizzato dei luoghi comuni sciorinando cliché a cui non avevamo fatto alcun riferimento. Sollevare la discriminazione sessuale in questo contesto rappresenta la banalizzazione di una questione di una certa serietà, che offende chi combatte da anni su questo fronte. Le esternazioni sul tentativo di sventolare il trinomio rifiuti-camorra-appalti pubblici per “vendere più copie”, inoltre, è smentita almeno da due circostanze. La prima riguarda la storia di questa disgraziata terra che da anni vede la questione rifiuti al centro di speculazioni imprenditoriali a discapito della salute dei cittadini: ora, pur confidando nella buona fede dell’iniziativa della Alekos, ci sarà concesso di esternare una punta di scetticismo. La seconda, invece, riguarda gli interessi in campo: il nostro giornale non ha nulla da guadagnarci da questa presunta “demonizzazione”, se non il rischio di vedere calare sempre di più gli standard di vivibilità di una terra già martoriata e nella quale vivono i nostri cari.

Il tentativo della signora D’Aiello di allontanare l’ombra dei Di Nardi dall’iniziativa della Alekos spa è sicuramente comprensibile, ma non per il presunto accanimento giornalistico nei confronti del marito Alberto, ma per la cattiva pubblicità professionale che lo stesso si è costruito presso l’opinione pubblica soprattutto dopo le vicende narrate perfino nel suo libro intitolato “Il Corruttore”. Mettendo da parte le vicende del dottor Di Nardi che qui non interessano e che attengono al privato della persona e dell’imprenditore, resta da chiarire il nocciolo della questione sollevata da noi: se i capitali investiti sono frutto dello sforzo imprenditoriale della signora D’Aiello o della sua famiglia di origine, almeno formalmente potrebbe essere giustificata la reazione di cui sopra. Se, invece, i fondi a disposizione provengono dal marito e quindi dalla holding Di Nardi, allora tale reazione è del tutto incomprensibile.

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