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Impianto di compostaggio a Pignataro Maggiore: tra le scatole cinesi, spunta una vecchia inchiesta sul cuore imprenditoriale della Euthalia srl

PIGNATARO M. – L’ennesimo progetto che rischia di portare un impianto per il trattamento dei rifiuti sul territorio di Pignataro Maggiore, ha già messo in allerta la cittadinanza. Mercoledì scorso (25 luglio) si è svolta una prima assemblea finalizzata a informare e a valutare eventuali strategie per contrastare l’installazione di un impianto di compostaggio che dovrebbe sorgere – secondo i piani della ditta proponente – sulla strada provinciale 93, meglio conosciuta come via del “Conte”.

La società coinvolta, la Euthalia srl, pare sia una sorta di sistema di scatole cinesi. Come avevamo già riportato in un articolo dello scorso mese di febbraio, la proprietà è controllata per il 10% dalla Recover srl di San Nicola la Strada, e per il 90% dalla Progest spa che ha sede legale nel Centro direzionale di Napoli. Proprio quest’ultima azienda, secondo quanto si sente dire, continua a destare la curiosità degli ambientalisti locali che da giorni stanno analizzando a fondo tutto l’assetto societario.

La Progest, che in passato è stata gestita anche da Alfonso Gallo (gran capo della General Construction), è di proprietà al 24,36 % della Immobiliare Malinconico srl (azienda le cui quote sono detenute da Fortuna, Franca e Antonietta Malinconico), al 24,36 % della A&G Investimenti srl (società partecipata da Giovanni e Agostino Malinconico) e al 51,28% dalla Holding Capece Corporation srl (di proprietà di Giuseppe e Paolo Capece).

Qualche tempo fa – come riporta anche la stampa nazionale - la società napoletana, che smaltisce i rifiuti nel sito di stoccaggio di Gricignano d’Aversa, fu coinvolta in una inchiesta sul traffico di rifiuti di cui al momento non conosciamo l’esito. Nel 2010, infatti, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ipotizzò che nella discarica di Fosso del Cassero, nel comune di Serravalle Pistoiese, fossero finite – tra il 2008 e il 2010 – oltre 4.100 tonnellate di rifiuti provenienti dalla Progest. Spazzatura che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata costituita per la maggior parte dai residui dei rifiuti solidi urbani bruciati per strada durante l’emergenza rifiuti in Campania. La Progest, che aveva ottenuto dal Commissariato per l’emergenza rifiuti l’appalto per smaltire quei pericolosissimi residui, riceveva per tale onere 45 centesimi al chilo, ma invece di inviarli agli impianti di incenerimento, li smaltiva a prezzi enormemente più bassi in normali discariche.

L’analisi ai raggi X delle società che orbitano intorno a questo progetto, però, non si ferma qui. La Immobiliare Malinconico srl (proprietaria al 24,36 % della Progest), infatti, in passato era in possesso anche di una quota della Holding Investimenti srl, società in liquidazione (mai toccata da provvedimenti giudiziari, a quanto ci risulta) che controllava il 23 % della Naturambiente. Quest’ultima società, in una operazione del 2011, finì sotto sequestro perché riconducibile a Ludovico Ucciero, imprenditore arrestato per concorso esterno in associazione camorristica per rapporti con il clan Bidognetti e poi assolto in primo grado nel 2013. Ucciero era accusato dalla Dda di Napoli di aver ottenuto gli appalti per lo spurgo degli scarichi fognari nel territorio di Castel Volturno, per il trasporto dei fanghi dal depuratore alla foce dei Regi Lagni di Villa Literno, e per il servizio di trasporto e smaltimento del percolato prodotto nella discarica “Parco Saurino” del Comune di Santa Maria la Fossa; grazie al clan dei Casalesi. La prima sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, tuttavia, giudicò non provati tali legami. Ovviamente, lo ribadiamo, né la Progest né la Immobiliare Malinconico furono toccate da tale inchiesta.

Questo è quanto è venuto fuori dalle meticolose ricerche degli ambientalisti locali, i quali preannunciano ulteriori sviluppi su tutta la vicenda per tutelare un territorio che già ha pagato un tributo molto alto in termini di salute e di salubrità del territorio.

Red.

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