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Ilside, il Comitato non molla e lancia la grande manifestazione del 14 aprile. Nel corso della conferenza stampa il punto sulla battaglia e sull’inchiesta che vede coinvolti undici attivisti

BELLONA – Questo pomeriggio (10 aprile) si è svolta la conferenza stampa del “Comitato cittadino Bellona/Triflisco: mai più Ilside” presso il Lunch Bar Dante di piazza Dante Alighieri  Bellona. Nel corso dell’incontro coi i giornalisti, gli attivisti hanno fatto il punto sulla battaglia finalizzata a favorire la bonifica del sito per i rifiuti che negli ultimi cinque anni ha preso due volte fuoco; hanno riferito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vedere che vede 11 attivisti iscritti nel registro degli indagati; e hanno lanciato la grande manifestazione di sabato.

Di seguito vi proponiamo alcuni momenti della conferenza stampa (a breve pubblicheremo altri video e una galleria fotografica), la nota del comitato e il parere dell’avvocato Giovanni Merola:

Buongiorno a tutti e tutte!

Abbiamo indetto questa conferenza stampa per parlare di una serie di ingiustizie, ambientali e sociali, molto gravi che gli abitanti di bellona triflisco e dell intero circondario in  provincia di Caserta stanno subendo dopo l’incendio dell’ ex sito di stoccaggio ilside avvenuto l’ 11 luglio scorso.

Un impianto già  andato in fiamme nell’anno 2012.

Uno dei tanti roghi tossici, come altri ben 260 in tutto lo stivale negli ultimi anni.

L’ ennesimo attacco alla salute e all’ ambiente che non trova soluzione da parte delle istituzioni competenti.

Il comitato mai più ilside Bellona Triflisco sin dal giorno dopo il disastro ambientale ha iniziato un percorso di lotta per giungere alla soluzione , ovvero alla messa in sicurezza del sito.

Abbiamo sollecitato con numerose iniziative l’amministrazione comunale; abbiamo chiesto e ottenuto di partecipare a tavoli tecnici tenutisi in Procura ed in Prefettura; alla VI e alla III Commissione ambiente; diversi incontri tecnici tenutesi sul caso ilside.

Il 20 ottobre mentre a Bellona è giunta la commissione ecomafia governativa in quanto ilside rientra fra i siti attenzionati dalla commissione stessa, il comitato era al tavolo tecnico in regione con l’assessore all’ambiente regionale Fulvio Bonavitacola ed il sindaco di Bellona. In tutti questi incontri e tavoli abbiamo ottenuto tantissime promesse ma nessun atto concreto.

Dal 20 ottobre infatti, data in cui è stato attuato grazie ai riflettori accesi con costanza dal comitato, solo il primo step del cronoprogramma del 13 settembre, cioè quello dello smaltimento delle vasche di percolato presenti in loco, purtroppo i rifiuti combusti e non combusti sono rimasti in giacenza all ilside fino ad oggi. Maggiorati poi da grosse quantitá di terreno, trasportato da numerosossisimi camion, utilizzato per interventi tampone delle fumarole.

Il 2 dicembre la società ilside fa sapere del suo fallimento, facendo sí che il compito di intervenire restasse allo Stato, nelle vesti dell’amministrazione comunale, delle istituzioni regionali e governative a norma della legge 152 del 2006

La stessa legge 152 impone la messa in sicurezza in 30 giorni.

E’ qui che Il comitato, sfiduciato dalla mancanza di operativitá fattiva delle previsioni legislative continua e rafforza le iniziative affinché le istituzioni responsabili intervengano per far cessare la situazione di pericolo.

Oggi siamo al nono mese esatto dall’ incendio e se dovessimo ragionare in termini di legge sarebbero

270 giorni di inadempienza e di ritardo esponendo gli abitanti a gravi condizioni di esposizione a veleni e di ricadute ambientali e sociali.

I cittadini di terra di lavoro denunciano oggi questo teatrino della politica e delle istituzioni.

Lo stesso cronoprogramma del 13 settembre ,su indicato, prevedeva anche videosorveglianza 24h su 24 h sul sito per permettere interventi tempestivi al manifestarsi dell’autocombustione dei rifiuti chimici, e anche per scongiurare eventuali tentativi di incendio reiterato come è accaduto due mesi fa.

Ecco cosa significa per noi l’inadempienza e lo scaricabarile vergognoso delle istituzioni, quello di mantenere in vita di fatto una situazione pericolosissima che potrebbe significare una terza bomba ecologica che può scagliarsi su di noi abitanti. Al momento le fumarole, seppure non rappresentano elevati picchi di diossina come certificato da arpac nei giorni dell ‘incendio, investe gli abitanti di un problema di non minore entita’, ovvero l-esposizione continuata ad esalazioni chimiche e tossiche continue e maleodoranti che producono malesseri a chi di noi si reca sul posto per controllare quanto accade e chiamare , nel caso, i vigili del fuoco nelle occasioni di pericolo fumarole, come accaduto il 1 aprile.

Se la situazione cosí illustrata è raccapricciante e vergognosa, arriva presto un ennesima scelta sbagliata delle istituzioni nel gestire la questione. Poco prima che l’Ilside facesse recapitare la sua dichiarazione fallimentare ci recammo al comune, nel giorno di ricevimento del Sindaco, per spronare ad attuare le manovre necessarie a procedere al cronoprogramma di messa in sicurezza del sito. All’appuntamento spontaneo e pubblicizzato su facebook la stessa mattina accorrono tante persone del posto sensibili all’argomento mettendo in atto un ritrovo spontaneo di persone interessate alla salute pubblica e al pronto intervento istituzionale. Un atto di estrema fiducia nelle istituzioni nonostante mesi di inaffidabilitá. Chiedemmo infatti al Sindaco un documento e l’ottenemmo, dopo aver aspettato come in una tranquilla fila alla posta.

È stata questa data a mettere a nudo l incapacitá totale di gestire l’emergenza in atto. I carabinieri del posto, recatisi con volanti dai vari comuni limitrofi sotto la direzione della caserma vitulatina, hanno ben pesnato di gestire i momenti di malcontento e di richiesta, improntati, nonostante la delusione, in chiave dialogativa, chiedendo documenti ai presenti e descrivendo un assembramento di persone come interruzione di pubblico servizio. A distanza di un paio di mesi 11 sono gli abitanti della zona a vedersi recapitare 11 atti di chiusura delle indagini ritrovandosi a subire l-ennesima violenza morale dinanzi a tanto scempio.

Fra i denunciati si passa dal contadino di 70 anni ad uno studente di venti, dal cittadino di bellona a quello caleno, e per completare sono state recpaitate le denunce anche a dei residenti che vivono, o meglio sopravvivono a pochi metri dal mostro Ilside e dai danni che esso produce.

Dei risvolti giuridici ne parlerá meglio la dichiarazione di uno dei membri del team di avvocati scelti dagli attivisti, possiamo solo ribadire la nostra totale indisponibilitá a farci intimorire nel pr oseguire questa battaglia di dignit’ che percorriamo da mesi.

Denunciati i cittadini che protestano per un disastro ambientale ancora senza soluzione alcuna, possiamo parlare di un gravissimo attacco alla democrazia e ai diritti degli abitanti. Se difendere la nostra terra e la nostra salute, se pretendere che le istituzioni facciano il proprio compito, significa essere criminali e soggetti denunciabili, noi non ci discostiamo di un passo da queste denunce, anzi rilanciamo dicendo che potete anche denunciarci tutti, denunciarci ancora.

La manovra maldestra di mettere a tacere il comitato non sta funzionando, tanta è la solidarietà da tutta la regione, tanti saranno gli uomini e le donne che sabato saranno in piazza a Bellona, sono già decine le sigle che hanno sottoscritto l’appello “denunciateci tutti” e che parteciperanno alla mobilitazione del 14 aprile per le strade di Bellona al corteo per gridare “maipiuilside”, contro ogni progetto di devastazione ambientale, sociale e sanitaria, contro ogni tentativo di criminalizzazione delle lotte.

Siamo una comunità consapevole e in questa battaglia stiamo crescendo, ci stiamo evolvendo in qualche cosa che forse ai cosí detti poteri forti non piace, alle eco-mafie non piace, l’errore di denunciarci ha fatto in modo che la comunità raggiunga la consapevolezza che chi ci governa non vuole il nostro benessere e su questa base continueremo anche oltre la questione Ilside.

Chi con atteggiamento che sembrerebbe da sceriffo, o forse addirittura da feudatario medievale, pensa di mettere a tacere il dissenso ha poco chiaro il quadro della situazione. Le comunità e i comitati popolari in difesa dei territori non faranno un passo indietro, anzi questo attacco ci ha resi più forti, non siamo soli e non lo saremo mai e non lasceremo che nessun altro comitato in lotta lo sia mai!

Non sara’ quindi una data solo contro le denunce recapitate, ma anche contro il sistema che le ha prodotte, e le produce da almeno 50 anni di malagestione. La nostra è uno scatto di dignitá contro un modello malato di sviluppo imposto al nostro sud che sacrifica il benessere delle comunitá a favore del profitto e del malaffare.

L’appuntamento è per questo sabato 14 aprile alle ore 15 in Piazza Umberto I, per una giornata di dignità, di gioia e rabbia allo stesso tempo.

Non potete fermare il vento , potete solo fargli perdere tempo

 

 

Avv. Giovanni Merola:

…la storia si ripete, ogni qual volta i cittadini si auto organizzano per difendere e rivendicare i propri diritti, le istituzioni rispondono con la criminalizzazione, sperando che la scure giudiziaria porti scompiglio e divisioni nei comitati riducendo istanze più che legittime delle popolazioni locali a mero problema di ordine pubblico. La storia si ripete, ma  serve anche a consegnarci dei fatti, dei dati concreti e nel nostro caso la storia ci dice che ormai da 20 anni, al di là degli aspetti squisitamente legali, la legittimità delle lotte popolari a difesa del territorio puntualmente entra nelle aule dei tribunali, dalle quali siamo sempre usciti “vincitori” con assoluzioni piene nel merito o, ancor prima, con provvedimenti di archiviazione dei procedimenti.

In una provincia coma la nostra, in balia delle eco-mafie, spesso in combutta con i poteri istituzionali e vittima di un attacco violento e feroce, l’unico argine alla barbarie sono stati i comitati cittadini in generale, il C.S. Tempo Rosso in particolare e fa, quindi, un certo effetto vedere un cospicuo spreco di denaro pubblico per espletare indagini e celebrare processi proprio ai danni di chi tenta una difesa strenua della propria terra, anche nel ricordo dei molti, troppi morti che negli anni la devastazione ambientale e sociale ha prodotto.

Sono certo che anche nel caso di specie riusciremo a dimostrare la legittimità ed il valore di giustizia sostanziale insito nelle rivendicazioni del comitato Mai più ILSIDE, ancorché con la consapevolezza di avere contro i cc.dd. poteri forti, confido nella sensibilità e nell’oculatezza della magistratura sammaritana con la speranza che, soprattutto nelle istituzioni, si cominci a guardare la luna, anziché il dito.

 

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