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Faida tra ‘casalesi’ e Nuvoletta: 3 arresti per l’omicidio del “guardiano” Stefano Izzo commesso a Pastorano nel 1991

PIGNATARO MAGGIORE – Nella mattinata odierna (12-03-2018), nell’ambito di un’indagine coordinata dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia in seno alla Procura della Repubblica di Napoli, i Carabinieri della Stazione di Grazzanise, presso le case circondariali di Parma, Opera e Voghera, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di Schiavone Walter (classe 1961), Martinelli Enrico (classe 1964) e MEZZERO Antonio (classe 1962), tutti appartenenti al clan dei casalesi – fazione Schiavone -, ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso in omicidio, detenzione e porto illegale di armi da fuoco, aggravati dal metodo e finalità mafiose.

L’indagine, condotta dalla Stazione di Grazzanise dall’aprile al maggio 2017, attraverso una laboriosa attività di riscontro a dichiarazioni auto ed etero accusatorie dei collaboratori di giustizia Cipriano D’Alessandro (classe 1963) e Nicola Panaro (classe 68), entrambi indagati nel medesimo procedimento per gli stessi reati, ha consentito di: accertare l’identità degli esecutori materiali e del mandante dell’omicidio, avvenuto in Pastorano il 18-12-1991, in danno di Stefano Izzo, guardiano presso un’azienda agricola di Pignataro Maggiore (CE) di proprietà dei “Nuvoletta”; riscontrare che l’efferato delitto di sangue si inquadra nella storica faida tra il clan dei casalesi e quello dei “Nuvoletta” di Marano di Napoli; rilevare che l’omicidio, oggetto d’indagine, trova la sua causale nel fatto che la vittima era sospettata, dal clan dei casalesi e quindi dagli odierni indagati, di aver partecipato, in qualità di “specchiettista” all’esecuzione dell’omicidio di Emilio Martinelli, fratello di Enrico Martinelli, quest’ultimo destinatario dell’odierno provvedimento cautelare.

Il G.I.P., concordando con la richiesta di misura coercitiva avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – D.D.A. -, anche per quanto riguarda la sussistenza di concrete ed attuali esigenze cautelari, ha disposto per i 3 indagati la custodia cautelare in carcere.

CS

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