E’ morto Ferdinando Imposimato, il giudice che ha indagato sui più controversi misteri italiani. I clan pignataresi eseguirono la vendetta trasversale nei confronti del fratello. Minieri: “Sarebbe giusto intitolare una strada in suo ricordo” | caleno24ore

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E’ morto Ferdinando Imposimato, il giudice che ha indagato sui più controversi misteri italiani. I clan pignataresi eseguirono la vendetta trasversale nei confronti del fratello. Minieri: “Sarebbe giusto intitolare una strada in suo ricordo”

ROMA – Questa mattina (2 gennaio) è morto Ferdinando Imposimato, il giudice era ricoverato da domenica scorsa nel reparto di rianimazione del Policlinico Gemelli di Roma. Imposimato, sia per il suo ruolo di giudice che per le sue battaglie civili e politiche, rappresenta uno dei personaggi di primo piano della prima e della seconda repubblica. Nato nel 1937 a Maddaloni, è stato giudice istruttore di alcuni tra i più importanti processi di terrorismo, come quello per il caso Moro e quello per l’attentato al Papa. Nel 1987 venne eletto al Senato come indipendente di sinistra nelle liste del Pci, nel 1992 fu eletto Camera e poi nel 1994 nuovamente al Senato. Nel 2013 il Movimento Cinquestelle lo aveva indicato, assieme ad altri nomi, per l’elezione a Presidente della Repubblica.

Il suo nome, non solo per una questione di provenienza, è legato tristemente alla provincia di Caserta. Negli anni delle indagini sulla banda della Magliana, il boss della mafia siciliana Pippo Caló commissionò ai clan pignataresi l’omicidio del fratello del giudice, il sindacalista Franco Imposimato. I boss Tonino Abbate e Raffaele Ligato eseguirono l’omicidio su ordine del boss Vincenzo Lubrano.

Pochi anni fa il magistrato aveva partecipato a un convegno sulla legalità in piazza Umberto I a Pignataro Maggiore, al quale prese parte il giornalista Salvatore Minieri che ha così commentato la morte di Imposimato:“Ha chiuso gli occhi per sempre, il giudice Ferdinando Imposimato, al quale la camorra della mia città (la Cosca/Piramide controllata dai Lubrano), Pignataro Maggiore (Caserta), uccise il fratello, per bloccare le inchieste del valoroso magistrato su mafia e Banda della Magliana. Nessuno gli ha mai chiesto scusa o rivolto parole di umanità sincera. Nemmeno la cosiddetta società civile. Oggi, con passione e malinconia, dovremmo farlo tutti. Ho perso un grande amico, un punto di riferimento insostituibile”.

Lo scrittore pignatarese ha lanciato l’idea di intitolare una strada al giudice come forma riconoscenza nei confronti dell’uomo e del punto di riferimento delle persone per bene. Alla proposta di Minieri si associa anche la redazione di Caleno24ore.

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