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Camorra, lo sfogo del giornalista e scrittore Salvatore Minieri contro le sedicenti associazioni antimafia e le istituzioni del territorio: “Essere casertano come voi? Sarebbe una vergogna”

CASERTA/PIGNATARO M. – Era il 27 luglio di quest’anno quando C24 diede la notizia che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli aveva fissato per il prossimo 21 dicembre l’udienza nell’ambito del procedimento che vede indagati Giuseppe e Gaetano Lubrano – i figli del defunto boss Vincenzo Lubrano – per tentata minaccia con l’aggravante mafiosa nei confronti del giornalista Salvatore Minieri (tentativo non riuscito grazie alla ferma opposizione dell’autore de “I Pascià”). Da quel giorno, oltre all’intervento dell’ordine dei giornalisti, nessun collega, nessuna sedicente associazione antimafia e nessun rappresentante istituzionale del territorio ha speso una sola parola sulla vicenda.

La buona borghesia provinciale, mentre ama riempirsi la bocca con la retorica anticamorra, continua a circondarsi di  ex consiglieri comunali destituiti per camorra, ex amministratori che hanno fatto parte di Consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose e politici che cenavano con i boss. Una situazione che inibisce anche solo i tentativi di parlare della pressione dei clan sull’informazione e più in generale sulle comunità come Pignataro, dove pure le cosche sono già state condannate per reati del genere nei confronti di un altro professionista, Vincenzo Palmesano. Proprio per questo Minieri ha voluto affidare il suo sfogo ai media.

“Il 21 dicembre – scrive lo scrittore su Facebook -, grazie a una mia denuncia consegnata alla DDA di Napoli (gravi minacce, messe in atto per tacitare alcune mie inchieste), gli esponenti di un pericoloso clan della mia città si troveranno davanti ai giudici del Tribunale partenopeo. Fatto mai avvenuto prima. La notizia è ufficiale da due mesi. Da allora, non ho letto un solo messaggio (nemmeno uno!) da parte delle associazioni antimafia, dalle istituzioni del territorio e, soprattutto, da parte delle testate provinciali che, clamorosamente, hanno preferito non pubblicare una notizia di così evidente importanza civile, nella strenua lotta alle mafie. Solo l’Ordine dei Giornalisti della Campania ha messo in piedi un forte muro di protezione e vicinanza umana nei miei (nostri) confronti. Eppure, in televisione, continuo a notare “politici”, “colleghi” e direttoroni di questi “giornali” che recitano la solita, ipocrita solfa della lotta alla camorra, come primo punto per la rinascita civile. Io mi vergogno di essere casertano. Dal profondo della mia dignità di cronista, senza padroni e padrini”.

Red.

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