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Militare condannato per truffa aggravata e minacce nei confronti della sua ex fidanzata

NAPOLI – Un castello di bugie ed atti menzogneri, sempre più grandi e grossi, per l’ignobile quanto squalificate piano criminale ordito da un militare napoletano che, momentaneamente residente a Santa Marinella, in provincia di Roma, si è visto condannare a 9 mesi di detenzione carceraria e 400 Euro di multa(pena sospesa e non menzione), per i reati di truffa aggravata e minacce nei confronti della sua ex fidanzata. Stando all’articolata denuncia presentata dalla vittima del 38enne partenopeo, il “furbetto” dell’amore a tutto cuore, improbabile eroe di sentimenti nobili e di “ti amo e ti amerò per tutta la vita”, era riuscito, a più riprese, accampando scuse su scuse, circa inesistenti rapporti debitori con terze persone, alcune della quali, affermava, anche poco raccomandabili, a farsi accreditare cifre per un ammontare di oltre diecimila Euro. Con promesse, di volta in volta, ben confezionate ed oltremodo convincenti, da parte dell’accusato, che, all’anagrafe, risulta corrispondere al 38enne Umberto Alfè, di restituirle, a breve giro di posta, quei soldi, che affermava essere, solo un prestito. Intanto, il tempo scorreva inesorabile, in un cima da calma piatta che non prometteva davvero niente di buono. Anzi. Il finto fidanzato della denunciante faceva orecchie da mercante ogni volta che veniva fuori l’argomento. Negli ultimi tempi, il 38enne partenopeo, scoperto che la sua vittima si era confidata con amici e parenti su quanto le era accaduto, venendo, peraltro esortata a denunciare l’uomo che la aveva circuita maniera così evidente, aveva avuto parole inequivocabili sulle cifre da capogiro, consegnatogli dalla donna, arrivando perfino a minacciarla. “Ma, che soldi e soldi?..Ti avevo avvisato che non dovevi parlarne con nessuno! Ricordati che, Napoli, esiste ancora la legge del taglione…” Nel corso del dibattimento, la Pubblica Accusa aveva chiesto, per l’imputato, che si procedesse anche il reato di circonvenzione di incapace in quanto sembravano essercene gli estremi. Alla fine, però, il Giudice, Dottore Giuseppe Romano Gargarella, del Tribunale dell’Aquila, dove, di fatto, si è consumato il raggiro, ha ritenuto condannare il 38enne per i soli reati di truffa e minacce. Infatti, la donna è apparsa perfettamente in grado di tenere sotto controllo le sue finanze e ben inquadrata nello spazio e nel tempo. Nell’anno 2014, le prime tracce di trasbordi di cifre, quantificabili nell’ordine dei 300 e dei 500 Euro, su un conto bancario intestato ad Alfè. Decisamente più consistenti le due successive, ultime della serie, che ammontavano a cinquemila Euro, la prima, e a tremila, la seconda. Per quanto concerne l’ammontare del risacimento alla parte lesa, quezsto sarà quantificato in altra sede.

C.S. Daniele Palazzo

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