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Ilside: ecco il tassello che mancava per cercare di dirimere l’intricata questione relativa al sito di stoccaggio dei rifiuti. L’ultimo liquidatore è un giornalista con un passato molto chiacchierato

BELLONA – Che cosa c’entra un ottantenne giornalista che risiede a Santa Maria Capua Vetere con un sito di stoccaggio per i rifiuti della periferia di Bellona? Questa è la domanda che ci siamo posti quando abbiamo letto la scheda personale – tratta dagli archivi del registro delle imprese – di Ferdinando Terlizzi, cronista di giudiziaria, responsabile dell’agenzia giornalistica “Cronache” e opinionista di casertasette.com (sito diretto da Biagio Salvati, firma di punta della cronaca giudiziaria per Il Mattino). L’ottuagenario reporter, infatti, risulta essere liquidatore della società a responsabilità limitata “Ilside”, nominato a tempo indeterminato con atto del 23 ottobre 2015 (leggi la scheda allegata di seguito). Anche se Terlizzi alla professione di giornalista ha affiancato la partecipazione ad aziende con le più disparate ragioni sociali, oggi ignoriamo quale sia la strada che abbia portato un giornalista al ruolo di liquidatore della società in contrada Ferranzano, la quale in precedenza aveva visto ai vertici manager del campo come Giovanni Perillo e Francesco Passaro – gente che di mestiere amministra ditte che si occupano proprio di rifiuti.

Molti attenti osservatori dei fatti casertani ricorderanno le traversie del cronista in anni lontani, allorché lo stesso aveva appena lasciato la carica di sindaco effettivo della società cooperativa a responsabilità limitata “Telex”, compagine che nel 1999 era stata appena colpita da interdittiva antimafia – emessa dalla Prefettura di Caserta – , e che per questo motivo presentò ricorso al Tribunale amministrativo della Campania.

E qui veniamo a quanto è di nostro interesse. La terza sezione del Tar della Campania, al termine delle camere di consiglio del 5 luglio 2001 e del 4 ottobre 2001, in relazione alla decisione della Prefettura di Caserta di emettere l’interdittiva antimafia ai danni della Telex, così si esprimeva: “La decisione è stata assunta soprattutto in considerazione della relazione, datata 1° giugno 1999, della Questura di Caserta Divisione polizia anticrimine in cui è stato espresso l’avviso di sussistenza del pericolo di infiltrazione mafiosa mirante a condizionare le scelte e gli indirizzi della Telex s.c.r.l. in relazione ad informazioni assunte, in particolare, dalla stessa Divisione polizia anticrimine della Questura e dal Comando provinciale di Caserta dei Carabinieri, sugli attuali e sui precedenti componenti gli organi sociali. La Questura ha trasmesso alla Prefettura informazioni sull’ex consigliere sig. Pasquale Manica e sull’ex sindaco sig. Ferdinando Terlizzi da cui emergerebbe che il secondo è stato destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa in data 12.6.1998 dal Tribunale di Napoli  perché ritenuto responsabile di associazione mafiosa ed altro nell’ambito della truffa perpetrata in danno dell’AIMA . nei confronti del sig. Terlizzi è stata revocata dal Tribunale del riesame con decisione del 28 luglio 1998 per insussistenza di indizi  e, successivamente alla nota informativa, quest’ultimo è stato assolto con formula piena dal Tribunale di Napoli con sentenza del 22.7.1999”. Nonostante l’interruzione dei rispettivi procedimenti giudiziari, i giudici amministrativi, però, sottolineavano:  “In relazione a tutto quanto precede, ancorché, come correttamente rilevato dalla ricorrente, la relazione della Questura di Caserta a supporto della nota prefettizia impugnata non evidenzi l’evoluzione delle vicende giudiziarie in cui sono stati coinvolti il sig. Manica ed il sig. Terlizzi e benché la nota prefettizia sia alquanto scarna nella sua formulazione tanto che, sotto un profilo meramente formale, potrebbe apparire effettivamente carente di motivazione, non è illogica la determinazione dell’autorità amministrativa di considerare presenti tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della Società in quanto sussistono elementi di fatto che se, da un lato, escludono allo stato l’appartenenza degli interessati ad associazioni di stampo camorristico o mafioso, dall’altro, rivelano obiettivamente la presenza di connessioni e collegamenti con la criminalità organizzata. In sostanza, atteso che anche dal provvedimento con cui è stata respinta la proposta di applicazione della misura di prevenzione nei confronti del sig. Manica e dal l’ordinanza con cui è stata revocata, limitatamente al reato di cui all art. 416 bis c.p., la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del sig. Terlizzi emergono connessioni con gruppi criminosi, occorre logicamente presumere che a tali collegamenti l’autorità amministrativa abbia voluto fare riferimento nel segnalare ai fini in questione le pendenze giudiziarie di entrambi”.

La Terza Sezione concludeva:  “In definitiva, il Collegio è dell’avviso che il percorso argomentativo che, sia pure implicitamente, è stato utilizzato dalla Prefettura nella nota oggetto della presente impugnativa non sia né illogico né incongruo, avendo la stessa sostanzialmente dedotto dalla connessione con esponenti della criminalità organizzata (che, indipendentemente dalla presenza o meno di fattispecie penalmente rilevanti, per il sig. Manica ed il sig. Terlizzi emerge con una certa evidenza dalla documentazione agli atti del processo) la possibilità di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa, sicché le ulteriori censure dedotte in merito dalla ricorrente si rivelano nel complesso infondate”.

Insomma, i trascorsi del Terlizzi – secondo quanto sostenuto dai giudici – sembravano essere al centro del provvedimento interdittivo antimafia emesso nei confronti della società – che poi è stata cancellata nel 2013. Inutile dire che il procedimento amministrativo citato si riferisce a fatti avvenuti circa diciotto anni fa, ma è stato qui riportato per dare ai lettori un quadro completo di quanto sta accadendo oggi, anche se non risponde al nostro quesito iniziale: perché un giornalista ottantenne si ritrova a essere il liquidatore di una società che si occupa di rifiuti?

Leggi la scheda anagrafica di Terlizzi

Leggi la sentenza del Tar sulla telex

 

Red. Cro.

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